Gli amici di Jacko: “E’ stato soccorso dopo ore dalla morte”
All’indomani dell’emozionante cerimonia per festeggiare quello che sarebbe stato il suo 51esimo anno di vita, emergono altre indiscrezioni sulla morte di Michael Jackson. Secondo gli investigatori, i soccorsi non sono stati chiamati subito ma a distanza di ben 3 ore dalla morte del cantante e il cadavere è stato spostato nella sua camera da letto, per far credere alla polizia che fosse stato ucciso da una dose letale di propofol.
In realtà secondo il coroner, Jackson è stato stroncato da un attacco di cuore provocato proprio da un’abuso di farmaci e in particolare dell’anestetico propofol, ma l’evento non sarebbe stato accidentale ma provocato dal medico che lo ha assistito negli ultimi istanti della sua vita, il cardiologo Conrad Murray. E il dottor Steven Hoefflin, amico della popstar, dopo aver parlato con i colleghi che si occupano del caso ha confermato: “Dicono che aveva dei lividi e ciò significa che il suo sangue si è arrestato prima del suo corpo. Vuol dire che il cuore di Michael si era fermato alcune ore prima”.
Gli esperti di medicina legale di Los Angeles accrediatano l’ipotesi che nel momento in cui è stato accertato l’infarto, il corpo è stato trasportato in un’ altra camera e sul corpo del cantante si sono formati dei lividi dovuti al sangue che si è depositato in alcune aree del corpo privo di vita; lividi che richiedono almeno 5 ore affinchè diventino evidenti. Il dottor Cyril Wecht, un altro amico intimo della popstar, che non è direttamente coinvolto nelle indagini ha però avanzato una spposizionee degna di nota: “Se qualcuno trasportasse il corpo da una stanza all’ altra, i lividi sarebbero ‘rotti’ nel punto del corpo in cui è stato stabilito il contatto. Se una persona tenesse le sue caviglie e l’altra lo tenesse sotto le braccia, ci sarebbero delle interruzioni bianche corrispondenti ai lividi in quei punti”. Anche l’agente dell’FBI in pensione Ted Gunderson, ha definito le circostanze della morte del suo amico “un enorme occultamento” di cui sarebbe responsabile Murray.
“Murray ha preso in giro la gente pensando che Jackson sarebbe potuto morire in ospedale in modo da evitare l’autopsia? In caso affermativo, il suo piano non ha funzionato perchè ha dovuto confessare di avergli somministrato Propofol”, ha spiegato l’ex poliziotto. Nel frattempo il cardiologo nega di aver tramato alle spalle del cantante e di averlo maltrattato, ribadendo di aver cercato di assecondare solo il suo desiderio di dormire. Murray si sente un capro espiatorio e continua a sostenere che la dipendenza da farmaci che aveva da anni colpito la stella del pop, non è sua responsabilità e che la dose eccessiva di anestetico che la sera del 25 giugno è stata iniettata a Michael, è frutto di un tragico evento accidentale.
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